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Un Elefante in Cristalleria

  • Immagine del redattore: Carlotta Margaux Bessi
    Carlotta Margaux Bessi
  • 14 gen 2022
  • Tempo di lettura: 1 min

Aggiornamento: 21 mag 2022



C’era una volta un elefante nato all’interno di una cristalleria. Il proprietario del locale era molto affezionato all’animale e decise di tenerlo con sé nonostante i possibili disagi. All’inizio il cucciolo era molto piccolo e si poteva muovere nella stanza senza creare alcun danno, mantenendo l’equilibrio tra i delicatissimi oggetti e la vita quotidiana.


Piano piano però l’elefante iniziò a crescere e divenne sempre più difficile per lui potersi muovere liberamente, in quanto a ogni passo sbatteva contro i bicchieri facendoli dondolare e rischiando di romperli. Il proprietario si rendeva conto della pericolosità della situazione, ma ormai era abituato alla condizione e perseverò nel tenere l’elefante nel negozio.


Quando l’elefante divenne adulto si trasformò in una maestosa e imponente creatura, troppo grande per potersi muovere senza rompere ogni singolo oggetto. Purtroppo il delicato equilibrio che c’era all’interno della cristalleria si era spezzato: a ogni singolo passo l’animale distruggeva qualcosa, lo schiacciava e lo ripercuoteva, rendendo palese al proprietario il fatto che ci fosse un enorme elefante all’interno della sua cristalleria.


Questa semplice metafora simboleggia il progredire di un disturbo mentale: si sviluppa quieto all’interno della mente, facendo sembrare possibile il mantenimento della propria stabilità e la vita quotidiana.

Piano piano la noncuranza del problema diventa lampante e ingombrante come un elefante all’interno di una piccola stanza, rendendo il disagio e la problematica visibile agli occhi di tutti, ma sopratutto difficile da gestire per chi ne porta i sintomi.

Come il piccolo elefante il disagio mentale cresce lentamente, e invece che tentare di mantenere una precaria omeostasi, bisognerebbe intervenire quando è ancora possibile far uscire l’elefante dalla porta principale.


A cura della Dr.ssa Carlotta Margaux Bessi


 
 
 

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©2020 di Dott.ssa Carlotta Margaux Bessi

Psicologa e Psicoterapeuta

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